LECERCLE INCONTRA ROGER TAYLOR DEI DURAN DURAN
(inserito il: 30/06/2010, categoria: JBWI news)
Ritorno sul ‘luogo del delitto’, 25 anni dopo A View To A Kill.
A View To A Kill dei Duran Duran resta il Bond theme più venduto della storia discografica di 007 ma la band, a 25 anni dall’uscita del brano, ha un rimpianto. «Non riuscimmo mai a pubblicare una versione estesa, come si faceva all'epoca» ci ha detto il batterista Roger Taylor di passaggio a Napoli per una data da dj, la sua nuova passione, «e quindi quella canzone è rimasta l’unico singolo a non essere uscito in versione mix dei Duran Duran».
La band ha una tradizione dance molto forte «ma in qualche modo l’orchestra e tutto il lavoro di mescolanza con gli elementi bondiani su quel brano non ci hanno permesso di farne una versione per le discoteche».
Ora che Roger gira il mondo con il suo dj set ha in mente una rivincita: «Il mio partner dj Jake Fonique ha intenzione di metterci le mani sopra e rendere A View To A Kill il prossimo hit dei dancefloor». Il legame tra Bond e i Duran Duran, quindi, offrirà ancora delle sorprese. Per il momento, i più curiosi possono spassarsela su youtube a cercare le innumerevoli cover metal del pezzo. In una sorta di esercizio perverso, A View To A Kill è diventato negli anni il ‘gioco’ musicale preferito di molti rockettari (Lostprophets, Diablo, Northern Kings, Gob, Custard). Un rifacimento mai uscito ufficialmente è stato realizzato anche da Shirley Bassey (che, a sua volta, è una delle stelle nella storia delle colonne sonore di 007) e una cover bossa nova è stata anche incisa da Skye . L'INTERVISTA:
Roger Taylor ha compiuto 50 anni quest’anno. Entrato nei Duran Duran come batterista nel 1979, lasciò il gruppo all’apice della fama sei anni dopo, per poi riunirsi ai membri originali dal 2001. Tornato a pieno titolo nel music business, ora si è dato a una carriera parallela, girando l’Europa con un dj set in coppia con Jake Fonique, un produttore inglese. È stato lui, racconta Roger in questa intervista esclusiva realizzata sul van poco prima di una loro recente data italiana, che lo ha stanato dal suo isolamento.
Roger, quando hai lasciato i Duran negli anni ’80 era un momento molto caotico. Ora torni con dei bagni di folla in discoteca. Che impressione ti fa?
Avevo abbandonato la band perché avevo preso migliaia di aerei, ma non sapevo come prenderne uno da solo. Volevo distaccarmi da tutto perché era il momento giusto per farlo. Poi è stata proprio la dance a farmi tornare voglia di rientrare nel mondo della musica.
Quando hai conosciuto il tuo dj partner, Jake Fonique?
È stata una buffa coincidenza, a inizio degli anni ’90 sia io che Andy Taylor eravamo fuori dai Duran Duran e lui si era già trasferito a Ibiza. Lì era venuto a contatto con tutta la scena dance ed era stato coinvolto in un progetto da un altro musicista, Mark Bruce. Con loro c’era Jake e ci siamo conosciuti proprio per questo lavoro che non è mai uscito. Poi siamo rimasti in contatto e dopo qualche anno mi sono ricordato di lui per fare qualcosa di più concreto.
Come avete iniziato?
Dal 1997 ho ripreso a incidere in maniera professionale con varie formazioni dance, come i Funkface e i Freebass, e Jake era con me.
Avete mai pensato di formare un gruppo al di fuori dei Duran?
I Freebass ora non possono esistere perché ci ha rubato il nome Peter Hook dei Joy Division per il suo nuovo progetto! A parte gli scherzi sarebbe bello comunque lavorare con un grande bassista come lui, visto che viene da un background new wave simile al mio.
Quindi avete iniziato a esibirvi come dj.
Esatto, all’inizio al Met Bar di Londra e poi la cosa si è sviluppata. Jake ha fatto della produzione su Astronaut, l’album della reunion dei Duran Duran e da lì in poi abbiamo preso a fare i dj con una certa regolarità.
Molte rockstar fanno questo passo. Credi sia un lavoro altrettanto creativo che incidere dischi?
È una creatività diversa ma sicuramente è molto viva. Credo che il processo di missaggio e scomposizione dei pezzi altrui sia una grande prova di libertà e inventiva. All’inizio quando arrivi dal pop, o dal rock, ti sembra tutto così diverso, ma poi in realtà si tratta di avere un approccio diverso alla stessa cosa che si chiama musica.
Ho letto che Boy George, una delle prime stelle a fare il dj, all’inizio è stato osteggiato dal popolo della notte.
Lui è un grande e spesso facciamo delle date insieme perché abbiamo lo stesso management europeo. Credo che ognuno abbia il diritto di ritagliarsi uno spazio, lui fa più hard house. Noi nel nostro set inseriamo elementi electro e io suono anche una batteria elettronica per rafforzare alcuni pezzi.
Vi capita mai di suonare cose più vicine al tuo passato?
Beh, c’è Wild Boys alla fine della performance, rimaneggiata ma c’è. Quello fu il mio primo esperimento con la fusione di stili all’epoca. Infatti se si ascolta la versione originale del 1984, la batteria ha un andamento quasi tribale. Molti all’epoca lo paragonarono a Relax dei Frankie Goes To Hollywood, ed era vero. Ricordo che eravamo in un club e sentimmo quel disco e ci dicemmo: “Dobbiamo fare qualcosa di simile anche noi”. Pochi sanno però che molta della ritmica dei Duran mi arrivava dall’ascolto dei primi dischi solisti di Peter Gabriel.
Visto che ormai siete un duo affermato nel circuito, inizierete a produrre qualcosa di inedito?
Jake mi ha detto di recente che gli piacerebbe mettere mani su A View To A Kill, che è forse il pezzo più orchestrale dei Duran e per questo non ha mai avuto un remix, almeno che io sappia. In autunno vogliamo fare dei remix su white label e distribuirli come Taylor/Fonique. Ma nel frattempo ci piace portare il dj set nelle località balneari d’estate e nelle grandi città d’inverno. Presto faremo qualcosa di esclusivo al Tenax di Firenze.
A proposito di rivisitazioni, qual è il pezzo dei Duran che non hai scritto che ti piace di più risuonare?
Indubbiamente Notorious, è una grande canzone e ormai l’ho suonata talmente tante volte che quel groove è come se lo avessi scritto io.
Pensi sia giusto che diversi musicisti si alternino sul catalogo di una band?
Giusto nei confronti di chi? Di chi ascolta? Ovvio che è giusto perché se è fatto con dignità e col cuore si sente. E poi è anche generoso permettere a dei professionisti di essere in grado di rimaneggiare un repertorio non proprio. Come quando Andy Taylor suonava Ordinary World, anche se non l’aveva scritta lui, l’ha fatta sua in un modo molto originale, secondo me.
Pensi che questo tuo interesse per la dance possa influire sulle scelte stilistiche del tuo gruppo madre?
Forse le cose più dance, o techno, a livello ritmico i Duran le hanno fatte su Astronaut. Ma non credo che la mia carriera parallela debba per forza influenzare la mia scrittura nella band. Più vado avanti e più vedo le due cose così distanti.
È un caso che il nuovo disco dei Duran Duran sia prodotto da un dj?
Mark Ronson è conosciuto dal grande pubblico come dj e produttore, ma è prima di tutto un musicista. Lui da tempo suona la chitarra, per esempio. Quando ci siamo accordati per la realizzazione dell’album, che è in uscita nel 2011, ci ha detto che voleva fare un disco che fosse il prolungamento ideale di Rio. Sembrava un traguardo molto ambizioso e ci ha incuriositi. Da quello che abbiamo fatto, credo si possa dire che è riuscito a catturare l’essenza dei nostri primi dischi in formato aggiornato. Quando si collabora le sorprese abbondano. Lui ad esempio è stato molto legato al mondo dell’hip-hop e invece con noi sta facendo un lavoro davvero diverso.
Le collaborazioni hanno portato sempre bene ai Duran?
Se ti riferisci a Red Carpet Massacre credo che a quei tempi lavorare con Timbaland e Timberlake era la cosa giusta, e in ogni caso fare quell’album ci ha portati a girare il mondo per due anni con uno show che è stato ricevuto benissimo ovunque. So che non tutto si può valutare dal punto di vista commerciale, anche se molti fan sono rimasti disorientati con quel disco. Ora sono sicuro che ritorneranno a seguirci perché stiamo preparando il nostro ritorno alle origini.
Christian D’Antonio
L’autore dell’articolo _ Christian D’Antonio, 36 anni, è giornalista e autore con Marcello Santone dell’unica biografia italiana dei Duran Duran Glam Pop Party 1981-2006 edita da Editori Riuniti.
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